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È fondamentale segnalare che oggi i calcoli renali possono essere curati e soprattutto prevenuti. A fronte di una corretta diagnosi e di una impostazione di terapia adeguata, i calcoli possono essere risolti efficacemente.

Spesso le prime cure sono rivolte a trattare i casi sintomatici: le coliche renali.

Ciò che accomuna la maggior parte dei calcoli renali è l’impossibilità di venire sciolti attraverso la sola terapia medica. Per questo motivo solitamente si ricorre, là dove la composizione del calcolo lo consenta, alla terapia con gli inibitori. 

Tra gli inibitori della calcolosi che sono presenti nelle urine ne esiste uno, il citrato, che gode, dal punto di vista clinico, di enorme vantaggio soprattutto nei diversi casi di calcoli di calcio e di ossalato, ed efficace in quasi tutte le forme di calcolosi. 

Il citrato è facilmente ed accuratamente controllabile, sia dal punto di vista della somministrazione che della valutazione dei suoi effetti. Esso agisce in 5 modi:

  1. riduce la sovrasaturazione dell’ossalato di calcio e del fosfato di calcio legando il calcio in una forma (complesso) solubile;
  2. impedisce l’aggregazione dell’ossalato di calcio indotta dall’acido urico;
  3. inibisce l’aggregazione di ulteriori sali e la crescita del calcolo;
  4. aumenta la solubilità dell’acido urico e della cistina fino a sciogliere un calcolo già presente;
  5. ritarda l’aggregazione dei calcoli di struvite, che sono calcoli infetti.

Terapia chirurgica

  • litotrissia estracorporea ad onda d’urto (ESWL). La litotrissia extracorporea è una tecnica non invasiva che ha lo scopo di disintegrare i calcoli urinari in piccoli frammenti che possano poi essere espulsi spontaneamente con le urine. Introdotta nel 1981 [Chaussy C 1983], rappresenta tuttora una delle maggiori rivoluzioni terapeutiche in campo urologico.

  • nefrolitotomia percutanea. La PCNL rappresenta la metodica di scelta nel trattamento dei calcoli renali con diametro superiore ai 2 cm e della calcolosi a stampo.

  • ureteroscopia. L’ureteroscopia, eventualmente completata dalla visione delle cavità renali (ureterorenoscopia) consiste nella introduzione per via transuretrale retrograda o, più raramente, per via percutanea anterograda, dell’ureteroscopio al fine di esplorare la via escretrice e di permettere, nello stesso tempo, le manovre necessarie alla frammentazione e litolapassi dei calcoli.

  • intervento chirurgico. Le più comuni indicazioni sono la calcolosi complessa o le dimensioni del calcolo, l’esclusione funzionale renale, il fallimento di altre metodiche meno invasive (SWL, PCNL), la coesistenza di malformazioni anatomiche (stenosi infundibulare, calcolo in diverticolo caliciale particolarmente se anteriore, stenosi del giunto pielo ureterale concomitante, stenosi urteterale), l’obesità o altre co-morbilità, la necessità di concomitante chirurgia , la scelta del paziente.

  • terapia endoscopica della calcolosi vescicale. Poiche’ la patogenesi della calcolosi vescicale è spesso riconducibile ad una ostruzione cervicouretrale, la terapia endoscopica è il “gold standard” sia per la patologia ostruttiva di base che per la calcolosi vescicale.

  • laparoscopia e retroperitoneoscopia. La laparoscopia, o celioscopia, è una metodica chirurgica che prevede l’esecuzione di interventi chirurgici realizzando degli accessi in cavità addominale (transperitoneale) o nel retroperitoneo.